I guadagni del petrolio iracheno in favore dei rifugiati iracheni

Più di 4,5 milioni di iracheni – un quinto della popolazione totale – è stata spostata all’interno della nazione irachena ed anche all’estero a causa delle politiche settarie che l’occupante e i governi hanno attuato a partire dall’invasione illegale dell’Iraq dal 2003.

La comunità internazionale, le potenze occupanti e i governi iracheni sono legalmente tenuti a supportare e proteggere i profughi iracheni.

I rifugiati iracheni sono cittadini iracheni che hanno il pieno diritto di vivere in dignità, un diritto di beneficiare in maniera equa delle risorse nazionali e un diritto al ritornare nelle proprie case.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in quanto struttura più importante all’interno dell’Onu ha il potere ed il dovere legale di assicurare che i bisogni dei rifugiati iracheni siano soddisfatti, emanando una risoluzione che richieda allo stato iracheno di assegnare guadagni proporzionati alle agenzie responsabili e alle nazioni ospitanti.

Dopo 13 anni di disastrose sanzioni imposte dall’ONU che sono state qualificate come genocidio, con la complicità del Consiglio di Sicurezza dell’ONU – a causa della sua incapacità di agire per la protezione della popolazione e dello stato dell’Iraq o di adempiere ai suoi impegni – è arrivata l’invasione illegale statunitense a la successiva occupazione dell’Iraq sono sfociate in una catastrofe umanitaria ineguagliata dalla seconda guerra mondiale.

Oltre ad aver causato la violenta morte di più di un milione di iracheni, altri 2,3 milioni sono stati sfollati all’interno della nazione, mentre oltre due milioni sono sparsi principalmente negli stati confinanti. La Mezza Luna Rossa Irachena riferisce che solo nell’ottobre 2007 368479 iracheni sono stati sradicati dalle proprie abitazioni mentre si stima che 60000 iracheni fuggano regolarmente ogni mese verso le nazioni confinanti.

La classe media irachena, moderna e istruita, di cui si ha molto bisogno – adesso e nel futuro – per gestire lo stato, l’economia, e costruire la cultura irachena, è stata decimata. A seguito di assasinii sistematici, arresti, raid militari ed assedi, minacce e discriminazioni, la maggiorparte di quel che rimane della classe media ha lasciato la nazione. L’assenza di questa classe media ha causato l’interruzione di tutti i pubblici servizi per l’intera società irachena.

Tutte le notizie provenienti dall’Iraq mostrano che la paura di una vita di imposizioni è la causa del trasferimento di milioni di iracheni sia all’interno della nazione che verso l’estero. Gli iracheni sfollati sono profughi per definizione e in base al diritto internazionale. La Convenzione ONU sullo stato dei rifugiati del 1951 e i 1967 protocolli addizionali, recita che un rifugiato è ogni persona “che temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese, di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese”.

Gli iracheni hanno il diritto alla vita ed alla dignità

L’occupazione a guida statunitense e il governo che essa ha installato sono legalmente tenuti, in base alla diritto umanitario internazionale – dalla Quarta Convenzione di Ginevra e dai suoi addizionali protocolli – e dalle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza numero 1265, 1296 e 1674 (i link rimandano a documenti in lingua inglese) a proteggere le vite dei civili in Iraq e a provvedere al soddisfacimento delle necessità di base. Invece, l’occupante ed il governo che ha istituito stanno imponendo uno stato di terrore ricorrendo ad uno sproporzionato e indiscriminato uso della forza e implementando politiche settarie e sostenendo milizie settarie che commettono la pulizia etnica. Sono incapaci o altrimenti non vogliono farlo, a fornire anche i più elementari servizi di base, incluso un adeguato accesso all’acqua corrente e alla elettricità. Queste politiche stanno forzando milioni di persone a vivere in povertà e/o a fuggire per salvaguardare la propria vita.

Né l’occupante e il governo da esso istallato, né nessun singolo stato e l’intera comunità internazionale, hanno compiuto il loro dovere legale e morale verso gli iracheni sfollati e verso le nazioni che li ospitano. Mentre le condizioni di vita in Iraq stanno deteriorando, i rifugiati diventano un costo sociale, finanziario ed economico per i paesi ospitanti, diversi dei quali hanno già una numerosa popolazione di rifugiati.

I rifugiati iracheni hanno un diritto alla sicurezza, a passaporti riconosciuti e a visti di residenza, al cibo, al rifugio, alla salute e alla educazione. Le nazioni ospitanti non possono permettersi di sistemare il largo numero di giovani iracheni nelle scuole e negli istituti di educazione superiore. Se non vengono prese urgenti misure per trovare una soluzione a questo problema, allora generazioni di iracheni perderanno il loro diritto universale all’educazione. Tutto ciò non solo è dannoso per I rifugiati iracheni, ma ancheper il futuro dell’Iraq. E’ urgente che gli studenti abbiano accesso alle scuole. Aiutando le nazioni ospitanti a venire incontro alle necessità dei rifugiati iracheni significherebbe accrescere e mettere in moto l’alto potenziale che i rifugiati posseggono.

C’è urgente bisogno di trovare una decisione. La risposta ideale sarebbe porre fine alle cause di violenza in Iraq, per permettere ai rifugiati iracheni di rientrare nelle proprie case. Comunque, nonostante proteggere i civili dalla violenza sarebbe, secondo il diritto umanitario internazionale, una responsabilità dell’occupante e del governo che essa ha istallato, non ci sono segni che questi stiano ottemperando a questo loro dovere. Quotidianamente la violenza sui civili si diffonde a nuove regioni. Il fatto che un esodo stia avendo luogo è prova del fatto che il governo in Iraq, supportato dall’occupante, non protegge la popolazione.

Il consiglio di Sicurezza dovrebbe emanare una risoluzione, adesso.

Il Consiglio di Sicurezza ha il potere politico e legale di emanare una risoluzione che chieda allo stato iracheno di assegnare parte dei proventi del petrolio iracheno – in proporzione con il numero di cittadini iracheni temporaneamente sfollati – per i rifugiati iracheni nelle nazioni ospitanti. Nessuna obiezione legale può essere sollevata contro questo tipo d’azione. I rifugiati iracheni sono cittadini iracheni. Essi hanno il diritto di beneficiare delle risorse nazionali e di reclamare la necessità di protezione e sostegno dallo stato iracheno. Il loro diritto al ritorno è garantito.

Un precedente nella giurisprudenza per un azione del genere in Iraq esiste, con la Risoluzione 986 del 1995. Anche questa risoluzione era stata emanata in materia umanitaria. Essa richiedeva allo stato iracheno di destinare parte dei guadagni della nazione al Programma dell’Inter-Agency Humanitarian dell’ONU, al fine di “assicurare una equa distribuzione degli aiuti umanitari a tutti i settori della società irachena”, includendo i cittadini che risiedevano nei tre Governariati del nord. Gli attuali rifugiati iracheni si trovano nella stessa situazione di essere al di fuori della supervisione del governo centrale che governa l’Iraq.

La responsabilità degli stati verso i rifugiati è stabilita dal diritto internazionale. Obbligare lo stato iracheno, per mezzo di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza, per destinare i fondi proporzionati ai cittadini iracheni sfollati, è l’unico modo efficiente per la nazione di origine e la comunità internazionale per compiere il loro dovere, sia verso gli iracheni rifugiati che verso le nazioni ospitanti, e allo stesso tempo di preservare i diritti dei rifugiati e la loro dignità di cittadini iracheni. Le agenzie di aiuto dell’ONU, le istituzioni delle nazioni ospitanti, le organizzazioni non governative e le rappresentanze dei rifugiati iracheni dovrebbero monitorare la distribuzione delle somme assegnate.

Richiamo all’azione

Sfollati e rifugiati iracheni non possono attendere il loro rientro a casa perché i loro bisogni essenziali vengano soddisfatti. La comunità internazionale ha l’obbligo di agire adesso. La Risoluzione 986 del 1995 stabilì che i guadagni del petrolio iracheno sono per tutti gli iracheni. Come cittadini iracheni i rifugiati hanno il diritto di condividere la ricchezza della loro nazione.

Noi invitiamo tutti i governi, le agenzie e le organizzazioni delle Nazioni Unite, le associazioni umanitarie e a favore dei diritti umani e tutte le persone di coscienza a lavorare insieme affinché il Consiglio di Sicurezza adotti ed implementi questa proposta di obbligare lo stato iracheno ad assegnare i proventi del petrolio ai rifugiati iracheni.

Chiediamo che gli stati – particolarmente quelli coinvolti nell’invasione illegale e nella distruzione dell’Iraq – compiano i loro doveri e adempiano alle loro responsabilità e provvedano ai necessari fondi per la missione dell’Alta Commissione per i Rifugiati dell’ONU di proteggere gli sfollati iracheni.

Noi chiediamo a tutti di raccogliere fondi e prendere tutte le misure per fornire un aiuto diretto ai rifugiati iracheni e per le organizzazioni che li aiutano.

L’umanità è in pericolo in Iraq. La nostra responsabilità morale è di salvarla. Aiutaci.

Primi firmatari

Hans von Sponeck, Coordinatore umanitario in Iraq delle Nazioni Unite (1998-2000), Germania.
Denis Halliday, Coordinatore umanitario in Iraq delle Nazioni Unite (1997-1998), Irlanda.
Ms. Niloufer Bhagwat, Avvocato, Vice Presidente della Associazione degli avvocati.
Mathias Chang, Militante da 37 anni nel movimento contro la guerra, Malaysia.
Sabah Al-Mukhtar, Presidente dell’associazione araba degli avvocati, UK.
Issam Al-Chalabi, Già ministro per il petrolio in Iraq, Iraq-Jordan.
Saeed .H. Hassan, Già rappresentante permanente dell’Iraq alle Nazioni Unite, Iraq-Egypt.
Dr Curtis F J Doebbler, Professor of law, at Najah National University, Nablus, Palestine.
Dirk Adriaensens, Member Executive Committee BRussells Tribunal, Belgium.
Dahr Jamail, Giornalista indipendente, autore del libro: “Beyond the Green Zone: Dispatches from an Unembedded Journalist in Occupied Iraq”, USA.
Paola Manduca, Genetista e attivista contro la guerra, Italy.
Bert De Belder, M.D., Cordinatore, Aiuto medico per il terzo mondo, Belgium.
Mohammed Aref, Scrittore scientifico, consigliere della ‘Arab Science&Technology Foundation’, UAE.
Abdul Ilah Albayaty, Scrittore, analista della politica irachena, Iraq-France.
Dr Ian Douglas, Scrittore, Egypt.
Hana Al Bayaty, Cordinatore per l’iniziativa internazionale per l’Iraq, France-Iraq / Egypt.

www.cpeurasia.org